Capaci di tutto – racconto breve

Dad

Lunedì ho fatto colazione e pulito le tazze del mattino. Poi mi sono seduto in poltrona e non mi sono alzato mai più.

Lavoravo per una agenzia umanitaria messa sotto sequestro per frode fiscale. Loro si occupavano di reperire i fondi, io di ordinare fresie per gli attivisti.

Prima stavo in un ufficio marketing di periferia. A parte il grafico, erano tutti liberi di lavorare dalla propria abitazione. Io ero il grafico. Fino a quando la mano del capo non ha cozzato contro la patta dei miei pantaloni, ho tenuto in piedi tre progetti pubblicitari e una linea telefonica impegnata dai creditori.

Quell’autunno, rientrando a casa alle due del mattino con la cena in una busta, avevo trovato un biglietto d’auguri sul pianerottolo. Mia madre si augurava che iniziassi ad aiutare Sergio con la sua friggitoria. Lei e Sergio avevano avuto una breve relazione nel Natale del mio concepimento e adesso lui aveva bisogno di una mano.

Per tutto l’inverno avevo fritto verdure nelle pause dallo sportello informativo per laureandi dove prestavo servizio. Un’occasione che il vicepreside mi aveva offerto in qualità di escluso dallo staff del convegno sui mestieri dell’arte. Alle sei raggiungevo la stazione e andavo da Sergio. A fine turno mi lasciava una porzione di fritti per la sera. Per far quadrare il bilancio ci avevo aggiunto l’assistenza alla bottega dell’ortofrutta, nel periodo di frittura estiva.

Intanto un ex corsista dei mestieri dell’arte mi aveva preso a lavorare nel concessionario auto di suo padre per una sostituzione di maternità. Quello è diventato il part-time su cui puntare. In genere alla maternità segue l’allattamento e all’allattamento il divorzio con il mantenimento.

Friggevo la sera e al ponte del primo maggio, dopo le consegne dei progetti all’ufficio marketing dove nel frattempo la figlia del capo era diventata amministratore delegato, riprendendomi in squadra. Insieme all’autolavaggio a flusso continuo, quello era diventato il migliore impiego a margine di sempre.

Il flusso continuo mi consentiva di sfruttare il tempo di asciugatura dei veicoli per buttare giù articoli da due euro destinati a una rivista di moda e nuove tendenze. È l’anno del pervinca e della vita alta. Lo so perché da settembre sono commesso in una jeanseria. Visto che non c’è stipendio, il titolare mi ha trovato un impiego serale come maschera a teatro, così quando non vado da Sergio e non mi cercano alla jeanseria, quando ho finito con le asciugature e non ho articoli da scrivere, accendo e spengo la lampadina tascabile per trovare posto in platea agli spettatori ritardatari. Si parla poco e si vede meno. Anche i profitti non si vedono. Ma col padrone di casa abbiamo stabilito che fino a quando mi occupo della restaurazione degli impianti termici nel palazzo posso rimanere grazie a un contratto di mezzadria.

Lunedì ho scoperto che restando seduto immobile in poltrona io guadagno di più. E appena l’ho scoperto, ho smesso di muovermi. Se resto immobile non consumo. Se non consumo, guadagno. Sono un dittatore del movimento.

Oggi è venerdì. Dal pianerottolo arrivano le voci dei vicini, il forse starà male di Sergio e di mia madre. Ascolto gli allora noi sfondiamo della polizia.

Ma io resto fermo. Guadagno di più.

 

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Dain Nielsen

Sign of the times

5 February, 2009

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