Come ho fatto a trovare un editore/17 – La premiazione

Zoidberg's Bar.

Il giorno della premiazione mi dico che non andrò.

Ho atteso più di un anno per conoscere i risultati del concorso, dunque ho dedicato il tempo sufficiente al Premio Orlando Esplorazioni.

La verità, lo so, è un’altra. La verità è che sono terrorizzato, anche se non me lo dico. E sono terrorizzato perché per la prima volta tengo davvero all’opinione della giuria, a quella di Paolo Di Paolo, il direttore della rivista letteraria, a quella dei lettori che da mesi stanno valutando i manoscritti e hanno inserito Come uccidere le aragoste nella griglia dei finalisti.

Sono trascorsi più di tre anni dai miei incontri con Mister G, dalla prima stesura del romanzo, dai dubbi atroci sulla struttura dei capitoli, sull’unità stilistica dell’opera, sullo sviluppo e l’eliminazione dei personaggi che ruotano intorno alla vita di Luca Amodio, il mio protagonista.

Ripensare a quanto è cambiato il manoscritto dalla prima all’ultima stesura, fare il conto delle telefonate cui non ho risposto, delle scuse formulate per saltare gli incontri con gli amici, le riunioni di condominio, le file al supermercato.

È a questo che devo pensare, adesso. Non c’è nessun premio che valga un percorso di maturazione, mi dico. Non vado, fine della storia.

E non lo dico soltanto a me, ma anche ad Alessandra, che da parecchi mesi segue da vicino gli sviluppi della situazione. Da quando abitiamo insieme, non è passato giorno senza che le parlassi di un esordiente di talento, di una citazione dai testi di Martin Amis, di un racconto di Flannery O’Connor ricopiato a mano e sepolto nell’intercapedine tra due scaffali della libreria, proprio accanto all’altarino di Jack London, sempre al suo posto dal tempo del trasloco.

E così arriva il giorno della premiazione.

Torno a casa nel bel mezzo del pomeriggio con la scusa di bere un bicchiere d’acqua, poi accendo la televisione e mi preparo a rilassarmi sul divano quando Alessandra, il casco in una mano e le chiavi di casa nell’altra, mi si para davanti.

“Tu resta a casa, io a questo punto sono curiosa di sapere chi vince”

A bordo del mio motorino, raggiungiamo insieme il luogo della premiazione con qualche minuto d’anticipo. Gli altri quattro finalisti sono già davanti al plotone d’esecuzione. Una hostess mi obbliga a sedermi accanto a loro. Con me siamo in cinque. Potrebbe venirne fuori una interessante partita di calcetto. Noi sfidanti contro un team stellare: la coppia d’attacco Giulio Perrone/Paolo Di Paolo, Mariacarmela Leto in regia con Rita Neri, Dacia Maraini tra i pali.

Fischio d’inizio.

Paolo Di Paolo attacca con la lettura degli incipit. Noi andiamo forte, teniamo botta. Qualcuno si guadagna addirittura un applauso. Seguono le domande agli autori e quando arriva il mio turno sono solo contro il portiere. Dacia Maraini mi guarda negli occhi:

“Quanto tempo ha impiegato per arrivare alla stesura finale?”

È una finta, devo giocarmi il cucchiaio.

“Non c’è ancora una stesura finale”

Portiere spiazzato. Tiro-gol.

Ormai mancano una manciata di minuti più recupero. Siamo all’annuncio del vincitore. Paolo Di Paolo si alza in piedi:

“Il vincitore del Premio Orlando Esplorazioni è Piero Balzoni, con il romanzo Come uccidere le aragoste”.

 

 

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Adam Campbell

Zoidberg’s Bar

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