Come ho fatto a trovare un editore/10 – Il momento della risposta

Le prime cinque risposte sono tutte negative. Ma non sono delle bocciature.

Si va dalla risposta standard “mi spiace ma il suo lavoro non rientra nella nostra linea editoriale” a “ci credo ma non abbastanza da lanciarmi nell’avventura”.

Almeno un paio sono risposte personali – capirò soltanto dopo quale enorme differenza ci sia tra una risposta privata e una generata dal computer. Ma di fatto la situazione non cambia: Come uccidere le aragoste resta un inedito.

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Decido di fare uso prezioso di quelle righe di consiglio che sono arrivate dagli editori e mi metto di nuovo a lavoro: “Forse la trama andrebbe rivista di qua, l’intreccio non scorre di là, il protagonista non è a fuoco di sotto, i secondari non emergono di sopra…”.

L’orario migliore per riscrivere è dalle nove di sera in poi, quando l’università è chiusa e io sono lì dentro da solo, nella stanzetta dove presto servizio come assistente di cattedra.

Davanti a un secchiello di riso cantonese e un bicchiere di coca cola, tra i fantasmi dei dinosauri che di giorno solcano i corridoi polverosi del dipartimento, rivedo tutto il manoscritto alla luce delle nuove informazioni.

Poi una notte, durante una pausa/cazzeggio su internet, scopro l’esistenza di una figura a me ancora sconosciuta nel panorama dell’editoria che sto ancora imparando a conoscere: l’agente editoriale.

Richard

19-13 Vinalhaven, Maine 1936 lobster fisherman cc-logo

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