Come ho fatto a trovare un editore/4 – Scrivere un romanzo

L’idea per il romanzo arriva la mattina appena sveglio. In effetti, non ho combinato nulla per trovarla a parte prendermi una sbronza involontaria davanti alle acrobazie dei cani al parco.

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“Adesso chiamo Mister G e glielo racconto, gli dico che sono pronto a parlarne con lui”. Poi mi dico che Mister G sarà impegnato, che un editore è un editore ventiquattrore su ventiquattro. Faccio un calcolo mentale delle decine di messaggi che Mister G avrà ricevuto nelle ultime trenta ore da parte di aspiranti autori. Non devo pensarci. Devo soltanto fare una doccia, prepararmi un tè, mettermi seduto e iniziare a scrivere. Mi faccio la doccia, mi preparo il tè, mi metto seduto. Suona il telefono. Nella “settimana delle prime volte”, come la chiamerò dalla sbornia in poi, premo il tasto “occupato” e poi spengo.

Una volta un giornalista domandò a Faletti da dove cominciava per scrivere i suoi romanzi da duemila pagine. “Dal titolo”, aveva risposto. Se ne era andato in qualche posto sperduto tra le montagne, aveva aperto il portatile, e aveva scritto il titolo. “E poi?” gli aveva chiesto a quel punto il giornalista incuriosito. “E poi sono andato a dormire”, aveva risposto lui.

Il primo giorno di lavoro per Giorgio Faletti iniziava così. Io però non ho posti sperduti in montagna, né grossi anticipi per prenderne uno in affitto. Non ho nemmeno stanze rivestite di sughero per accoccolarmi dentro al silenzio primordiale di Proust, né un doppio giro di corda che mi leghi alla sedia alla maniera di Voltaire.

Ma ho una storia in testa che da ventiquattro ore non mi lascia in pace. Allora mi avvolgo in due giri di sciarpa, spengo il frigorifero – ronza rancoroso nel silenzio artificiale dell’appartamento, tra i miagolii di due gatti in accoppiamento – e ignorando le tempie che pulsano per l’alcol della sera prima inizio a scrivere con l’unico metodo che conosco: quello delle scuole di scrittura per sceneggiatori. Butto giù una sinossi, butto giù due sinossi, butto giù tre sinossi, le cancello tutte e ne scrivo una quarta. Butto anche quella ed esco per un cappuccino.

Alla fine del primo giorno di lavoro non ho scritto niente. Alla fine della prima settimana di lavoro ho scritto undici pagine. Muovo il mouse sul file denominato R e lo trascino fino alla cartella del materiale di scarto. Un nuovo litro di rosso mi accompagna docile verso il letto.

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Foto: 23-16 Vinalhaven, Maine 1936 lobster fisherman

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