Come ho fatto a trovare un editore/1 – Il severo Mister G

Landolfi e Landis in un colpo solo, complimenti, vediamoci giovedì”. È il commento di un noto editore romano, che chiameremo Mister G, alla mia raccolta di racconti, Animali migratori, che nel 2011 era in attesa di pubblicazione.

editore7“Gentile Mister G, mi rivolgo a lei perché attratto dalle voci che ho sentito sul suo conto, che la dipingono come un critico severo ma esperto. Questo è esattamente quel che cerco e mi auguro di poter avere, prima o poi, un suo giudizio sull’opera”.

Dal prima al poi passano circa sei ore. Una risposta lampo. Euforico per il complimento ricevuto (se non conoscete Landolfi è grave, se non conoscete Landis è gravissimo), trascorro tre notti in stato confusionale, poi arriva giovedì. Salgo sul motorino e mi preparo per quello che ormai ho imparato a chiamare “l’incontro della vita”. Ma non avrei mai pubblicato con Mister G.

Arrivo davanti alla porta del suo ufficio con quattro minuti di ritardo, dopo otto strategici giri del palazzo utili a nascondere i quattro minuti di anticipo. L’ufficio di Mister G si trova effettivamente in una zona centrale, “dove ci sono i sanpietrini”. Ma qui oltre ai sanpietrini ci sono anche i palazzi delle istituzioni, da Montecitorio a Palazzo Chigi, una libreria frequentata anche dal clero e un negozio di magia dove da ragazzino chiedevo al proprietario di farmi sparire il portafoglio. Premo febbrile il bottone del citofono. Non risponde nessuno. Premo di nuovo e alle mie spalle arriva un trentenne tutto capelli e street attitude, la tascapane a tracolla, che estrae una chiave lunga come una spada e dopo aver aperto il portone mi invita a entrare. È come immaginavo… è l’editor.

Dopo un’ora e un quarto in compagnia delle statue di marmo nell’androne, col sottofondo ipnotico di un tritadocumenti sempre in funzione, lo convinco a prendersi un caffè con me. È gentile, motivato, pugliese. Mi dice che l’attesa da esame universitario fa parte del gioco, devo avere pazienza. Ma mentre mi parla di Mister G ho come la sensazione che si stia tenendo per sé un segreto innominabile. Lo vedo dal gozzo che gli va su e giù come se avesse una nocciola incastrata nella trachea.

“Chi dovresti da esse’ te?”

Sulla porta, è apparso Mister G.

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Lizard and Lizard point. Lobster pots – Martyn Wright

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